Italia 2017-06-22T20:25:51+00:00

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Intestare immobili in Italia a società ceche.

Tassazione in Italia dei non residenti –

La normativa interna ne preveda la tassazione nel nostro Paese.

 

L’art. 23, co. 1, lett. a), D.P.R. 917/1986: vengono considerati i redditi che non residenti producono in Italia anche i redditi fondiari, ossia i redditi da terreni e fabbricati situati in Italia. alla lettera f) si considerano prodotti in Italia anche i redditi diversi derivanti da beni che si trovano nel nostro Stato.

 

l’immobile detenuto in Italia dalla società estera, ancorché affittato, non costituisce stabile organizzazione. La R.M. 13.12.1989, prot. n. 460196 ha chiarito che in una simile fattispecie la struttura immobiliare non sembra concretizzare una stabile organizzazione, trattandosi di un bene patrimoniale non avente una distinzione organizzativa e contabile dalla casa-madre. Per l’esistenza di una stabile organizzazione serve l’effettiva istituzione di un’autonoma e funzionale struttura nazionale rispetto alla società estera. Il successivo art. 153, co. 2, D.P.R. 917/1986 stabilisce che «Si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi indicati nell’articolo 23 che dice che «ai fini dell’applicazione dell’imposta nei confronti dei non residenti si considerano prodotti nel territorio dello Stato» sia «i redditi fondiari», sia «i redditi diversi derivanti (…) da beni che si trovano nel territorio stesso». Ciò comporta che in base alla normativa interna risultano assoggettati a tassazione in Italia sia i redditi fondiari conseguibili dalla detenzione o locazione dell’immobile, sia le plusvalenze conseguite in occasione della cessione dello stesso.

L’aspetto di particolare interesse è costituito dal fatto che il rinvio alla disciplina prevista per le persone fisiche fa sì che la rivendita di un fabbricato posseduto per un periodo maggiore di 5 anni non generi una plusvalenza tassabile.

Poiché la nozione di abitazione principale è incompatibile con una società estera, l’unica ipotesi in cui la cessione dell’immobile non dà luogo a plusvalenza tassabile è quella dell’alienazione di un fabbricato detenuto da più di 5 anni. Diversamente, gli affitti risulteranno regolarmente tassabili in Italia sull’85% del loro ammontare.

Agenzia delle Entrare CIRCOLARE N. 38/E

2.1 TASSAZIONE ALLA FONTE DEI REDDITI E DEI FLUSSI FINANZIARI ESTERI

Come anticipato, il primo periodo del comma 2 dell’articolo 4 in commento ha una portata del tutto innovativa rispetto alle singole norme di sostituzione tributaria ed introduce l’obbligo di effettuare la ritenuta sui redditi derivanti da investimenti esteri e dalle attività estere di natura finanziaria, ai sensi e per gli effetti del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, in tutti i casi in cui l’intermediario sia utilizzato come veicolo per l’accredito in Italia di flussi provenienti dall’estero e che prescinde da un formale incarico all’incasso degli stessi. L’obbligo è posto in via generale, indipendentemente dalla circostanza che i titoli e le attività finanziarie siano collocati o meno nel territorio dello Stato.

 

Tale previsione è in linea con le recenti disposizioni in materia di sostituzione tributaria sui redditi di capitale derivanti da contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulati con compagnie di assicurazione estere (cfr. articolo 68 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83 convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134). Tale disposizione, come è noto, prevede che i sostituti d’imposta (per lo più banche e società iduciarie) siano tenuti ad applicare l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 26-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 (nei casi in cui non sia operata direttamente dalle imprese di assicurazione estere) non soltanto quando gli stessi hanno in gestione o in amministrazione la polizza assicurativa curando il trattamento iscale dei relativi flussi ovvero qualora intervengano nella loro riscossione in qualità di intermediari ai quali è stato affidato il relativo mandato, ma anche nei casi in cui per il loro tramite avvenga l’accredito dell’importo corrispondente al riscatto della polizza (cfr. circolare n. 41/E del 31 ottobre 2012).

 

Analoghe considerazioni valgono con riferimento ai redditi di capitale  derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento in valori mobiliari di diritto estero le cui quote sono collocate all’estero per i quali il comma 5 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77 stabilisce che la ritenuta è applicata dai soggetti di cui all’articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973 che intervengono nella loro riscossione (cfr. circolare n. 19/E del 4 giugno 2013). Pertanto, per polizze estere e fondi di diritto estero non collocati, in mancanza di informazioni inerenti la determinazione della base imponibile delle relative ritenute e imposte sostitutive, l’intermediario applica la tassazione alla fonte sull’intero importo del flusso ricevuto in pagamento.

 

Rimangono confermate le norme vigenti che individuano il sostituto d’imposta tenuto all’applicazione delle ritenute o delle imposte sostitutive, per le quali non sono intervenute modifiche normative. E’ il caso, ad esempio, degli interessi e altri proventi derivanti dai titoli obbligazionari esteri (art. 2 decreto legislativo 1° aprile

48  1996, n. 239), dei dividendi di fonte estera (art. 27, quarto comma, D.P.R. n. 600 del 1973), dei redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento in valori mobiliari di diritto estero (art. 10-ter della legge n. 77 del 1983), dei redditi compresi nei capitali assicurativi per i quali l’imposta di cui all’articolo 26-ter del D.P.R. n. 600 del 1973 è applicata su opzione dalle compagnie

di assicurazione estere, e dei redditi di capitale di fonte estera e dei redditi diversi di natura finanziaria soggetti ad imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi a cura del contribuente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi o dell’intermediario nei regimi opzionali (art. 18 del TUIR, articoli 5, 6 e 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461).